Caterina Baldassarri, Ram 2001

Caterina Baldassarri

testo Marco Bravura

Ho detto subito di sì quando mi è stato chiesto di scrivere a proposito del lavoro di Caterina,perché il suo modo di lavorare mi piace e l’ho apprezzato da subito. Poi ci ho ripensato e mi sono chiesto cosa avrei scritto,dato che non sono un critico né tantomeno un teorico,al massimo qualcuno che fa,a volte senza neppure sapere cosa fa. Tanto valeva iniziare da qui,dalla parte di chi fa. Allora,cosa si vede da questa parte? Gran bel lavoro,Caterina! Troppo poco? Allora proviamo ad andare più in là. La prima impressione che si coglie,osservando i suoi lavori ,è appunto quell’”effetto di tessitura”,ma come dicevo,è solo la prima impressione. Cosa c’è dietro? Cosa vuole raccontare? A me sembra che non faccia concessioni stilistiche né altre sciocchezze da intellettuali quando si tratta di raccontare appunto la “trama”,dalla prospettiva della finzione. Una finzione intesa come filo conduttore per descrivere ciò che si ama,si conosce e si difende. Caterina ama di certo il suo lavoro e non dovrà sicuramente difenderlo da chi le chiederà ancora: ” perché il mosaico? ” e avanti a dire: e i materiali e la tessitura e il ritmo e lo spazio e le contaminazioni…e chi più ne sa più ne metta. Caterina fa e,come mi ha detto,non vorrebbe “fare” altrimenti:la mia esperienza mi dice che è il modo migliore per conoscere;sia che si tratti dei materiali da usare o dei limiti da oltrepassare,osando sempre più,proprio come sta facendo. Caterina conosce il suo territorio,lo percorre in tutte le direzioni:avanti e indietro,come un’onda che la porterà da qualche parte,anche lontano,o piuttosto,come le auguro,vicino all’essenza della sua passione.


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