Emiliano Marangoni, Ram 2001

Emiliano Marangoni
Museo dell’arredo contemporaneo, Ravenna

Con Appunti per un piccolo Armageddon privato Emiliano Marangoni racconta la sua idea di guerra. nnUn’idea decontestualizzata, filtrata da un immaginario infantile che, pur allontanando in apparenza la tragicità di un’evento deflagrante e sempre distruttivo, ne congela la drammaticità. Le fotografie di questo esercito di soldatini in resine plastiche diventano, nella loro banalità, una metafora esistenziale: l’occhio di Marangoni ne amplifica la portata raggellante; impregnando la visione del sapore di un incubo adolescenziale a metà strada tra Toy Story e Apocalipse Now. Poco importa quindi se questi gesti appaiono fermati da un gioco infantile; ciò che viene amplificato è il background fondamentalmente perverso e crudele, intrinseco alla natura umana. E’ eloquente come una delle immagini ritragga i soldatini ancora da costruire: braccia, addomi, volti, armi, ancora da montare, ancora da assemblare, imprigionati, ancora rinchiusi nei loro confini, nelle loro gabbie, eppure già lì, nel loro essere piccoli frammenti, esattamente come accade a chi partecipa ad una guerra: pedine di un gioco al massacro voluto da qualcun altro, sagome vuote irrigidite da un gesto, bloccate nell’ultimo sussulto prima della morte. Sempre chiuse in qualche recinto, pietrificate in un ruolo già deciso, fatale, ineluttabile, dal quale non è più possibile fuggire e del quale il prima domestico, privato, la vita, costituisce una trascurabile premessa. E Marangoni dilata con il suo bianco e nero lievemente seppiato tutto questo, manipolando la pellicola sino a sporcarla di ruggini, di sangue, di gocce di pioggia. E’ il teatro di un dramma rappreso in una smorfia che si coagula nell’opalescenza cerea di queste piccole ombre di uomini che, simili a marionette, gestiscono un dolore universale e, ad un tempo, ne denunciano l’inutilità, la ridicola e puerile inutilità

(Sabina Ghinassi)


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